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IL TERRITORIO

Lasciata alle proprie spalle la città di Palermo, varcato lo stretto valico della “Portella della Paglia”, si offre allo spettatore un paesaggio dal respiro ampio e riposante, fertile di vigneti e scintillante di acque: è la Valle dello Jato. Circondata da montagne le cui cime raggiungono i 1.000 m.s.l.m., solcata dal fiume Jato che nasce nella parte più alta e viene alimentato da pure e fresche acque dal Vallone della Procura e dal Vallone della Cannavera. Ricca di storia e cultura enoica, dove la passione e la laboriosità dei contadini hanno plasmato nei secoli le fertili pendici del Monte Jato, dei monti Signora e Dammusi, solcati dal fiume Jato.

Lo Jato puo’ essere considerato il fiume del vino. La sua vallata fin dai tempi piu’ remoti e’ stata serbatoio vinicolo della Sicilia Occidentale.

La zona è ricca d’acqua e quindi adatta all’agricoltura, i terreni fertili e l’altitudine giusta, l’esposizione di tutta la vallata che si estende verso sud-ovest ottimale, con una giusta ventilazione e con delle escursioni termiche molto elevate fra il giorno e la notte.

L’isola del Sole, gioia degli uomini…

…diede vino soave, puro, bevanda divina…

OMERO, Odissea

 

LA STORIA

La Valle dello Jato è stata interessata da diverse popolazioni che hanno lasciato tracce ben visibili che ci consentono oggi di ricostruire andando indietro nel tempo le vicende degli antichi progenitori, abitanti di questi luoghi.

I cacciatori raccoglitori del neolitico hanno lasciato tracce di sé nelle pitture rupestri delle grotte dei monti Mirabella e Reitano. Elemento centrale del patrimonio archeologico della valle è il Monte Jato, abitato ininterrottamente dagli inizi del I millennio a.C. fino all’Alto Medioevo, dove fiorì l’antica città di Jaitas, dove il vino si produceva già da oltre 3.000 anni. (vedi Zona Archeologica).

In seguito alla distruzione di Giato (nome della città sita sul monte in età arabo-normanna) nel 1246, l’insediamento umano si riorganizza lentamente attraverso la colonizzazione della valle ad opera di mercanti e banchieri palermitani che danno vita ad un’economia latifondistica, costruendo nel territorio manufatti architettonici rurali di notevole pregio.

Le splendide Masserie rappresentano questa rinascita urbanistica ed economica: al loro interno si svolgeva la vita dei lavoratori dei campi, alle dipendenze dei Signori. Particolarmente importante è la Masseria Dammusi, nel cui feudo, un tempo gestito dai Gesuiti di Trapani, sorge il Casale, trasformato poi dal principe Giuseppe Beccadelli nella sue residenza estiva, e per questo denominato “Casa del Principe”. Al suo interno è presente la Cappella con lo stemma dell’ordine dei Gesuiti.

La valle dello jato rappresenta sicuramente una delle zone vitivinicole della Sicilia occidentale più interessanti per il suo terroir e per la tradizione vitivinicola. Nella vallata sono presenti centinaia di piccoli produttori di uva, che vendono ancora oggi la propria produzione a compratori e vinificatori delle zone costiere del Partinicese, di Bagheria fino alla zona di Messina ed anche dell’alta italia, che selezionano le piccole partite per realizzare i propri vini.

Il particolare territorio della Valle dello Jato e dell’azienda Feotto risulta ideale e permette la realizzazione di vini con carattere e personalità specifica ed identificabile e che esprimono le caratteristiche uniche della propria territorialità.

L’azienda in C/da Feotto dista da Palermo 28 Km circa ed è ubicata nel Comune di San Giuseppe Jato all’interno dell’ampia Valle solcata dal Fiume Jato e circondata da montagne che si inerpicano fino ai 1.000 m.s.l.m..

Il suolo è del tipo medio impasto con notevole presenza di scheletro che lo rendono ben areato e fresco. L’azienda è esposta a Sud in alta collina ad una quota che và dai 327 m.s.l.m nella zona limitrofa al fiume Jato fino ai 437 m.s.l.m. L’azienda è certificata in biologico da Suolo e Salute dal 2002.